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Addio tv analogica in Lombardia per Rai 2 e Rete 4, arriva il digitale terrestre: prove tecniche di switch-over

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NORMATIVE DIGITALE TERRESTRE
FACTBOX - Cosa dice il ddl Gentiloni di riforma della tv 28-10-2006
(Reuters) - Il Consiglio dei ministri ha approvato nella riunione di giovedì 12 ottobre il disegno di legge di riforma del sistema radio-televisivo presentato dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni.

Il provvedimento modifica i capisaldi della normativa antitrust previsti nella legge Gasparri, approvata fra mille polemiche nella scorsa legislatura, e fornisce un nuovo quadro di riferimento per la migrazione delle reti analogiche al digitale terrestre.

Ecco i punti salienti del testo:

TETTO AL 45% DEI RICAVI PUBBLICITARI

Il testo definisce in posizione dominante gli operatori che raccolgono oltre il 45% dei ricavi sull'intero sistema pubblicitario televisivo . La norma si applica a tutte le piattaforme di trasmissione - trasmissioni via etere terrestre, analogiche e digitali, via satellite e cavo.

Chi sfora il tetto del 45% non va incontro a sanzioni pecuniarie ma si vede ridotto l'indice di affollamento pubblicitario orario, calcolato considerando anche le telepromozioni, dal 18% al 16%.

Attualmente i tetti orari sono il 18% per le emittenti commerciali, ma escludono le telepromozioni.

I network privati possono trasmettere in un'intera giornata pubblicità pari al 15% del tempo totale. Questo limite sale del 5% in caso di messaggi promozionali come appunto le telepromozioni.

AZZERATO IL SIC DELLA LEGGE GASPARRI

Il ddl cancella le norme della Gasparri sul Sistema integrato delle comunicazioni. Il Sic è l'architrave dell'attuale normativa antitrust e indica un aggregato di mercati, tra cui i principali sono: televisione, radio, pubblicità, giornali e riviste. In base alla Gasparri, nessuno può raccogliere più del 20% di questa torta.

L'Autorità per le Comunicazioni ha calcolato che il Sic nel 2005 valeva circa 22,1 miliardi. A giugno Mediaset disse di aver raggiunto una quota pari solo al 12% di questi 22 miliardi, e di avere quindi margini di crescita.

LA MIGRAZIONE AL DIGITALE E LE FREQUENZE.

Il ddl Gentiloni alza dal 1 gennaio 2009 al 30 novembre 2012 lo switch off, il termine entro il quale tutte le reti tv dovranno trasmettere solo in digitale terrestre e non più in analogico.

Sempre per il 2012 il disegno di legge prevede la "societarizzazione" delle reti di trasmissione dei segnali tv.

Il testo prevede anche la migrazione anticipata -- entro 15 mesi dal varo definitivo della legge -- di una rete per gli operatori che ne posseggono più di due, se queste trasmettono via etere su frequenze analogiche.

La norma riguarda sicuramente Rai e Mediaset. Non è chiaro se coinvolga anche Telecom Italia Media. Questo gruppo possiede due emittenti analogiche terrestri, La7 e Mtv, ma mesi fa ne ha comprata una terza, Elefante tv, che trasmette sul 75% del territorio nazionale. Al momento dell'acquisto, Telecom disse di avere l'intenzione di mandare rapidamente la sua terza rete analogica sul digitale terrestre.

La conversione al digitale degli impianti di trasmissione permetterà di liberare molte frequenze. Il ddl stabilisce che le frequenze acquistate e successivamente liberate dovranno essere necessariamente messe in vendita, quelle non acquistate e usate di fatto saranno restituite allo Stato che le metterà a gara.

Quest'ultimo caso povrebbe riguardare Rete 4. La terza rete Mediaset trasmette senza avere il necessario titolo abilitativo. Nel 1999 lo Stato non rinnovò la concessione a Rete4 e la assegnò a Europa7, che tuttavia non può mandare in onda i suoi programmi sull'intera scala nazionale perché non dispone di tutte le frequenze necessarie, occupate per l'appunto dal terzo network di Mediaset.

Il ddl vieta poi a chi ha più di due reti terrestri e trasmette in analogico di comprare frequenze da altri operatori per sviluppare gli impianti digitali. Rai e Mediaset quindi possono tenersi le frequenze già acquisite per il digitale ma non possono fare altri acquisti.

CHI CI GUADAGNA E CHI CI PERDE

Mediaset e Rai (e forse anche Telecom Italia Media) devono trasferire una rete sul digitale terrestre.

Questa operazione potrebbe determinare un calo degli ascolti, e quindi degli introiti pubblicitari perchè l'audience del digitale è inferiore a quella dell'analogico.

Sul mercato ci sarà spazio per nuovi attori.

La liberazione delle frequenze per le tramissioni potrebbe interessare L'Espresso. Il gruppo di Carlo De Benedetti ha già acquistato gli impianti di Rete A e non è escluso che possa voler espandere la sua presenza nel mercato. Tra i possibili candidati anche Rcs e il gruppo De Agostini, già presente in Spagna con Antena 3.

L'altro punto caldo della questione è il limite del 45% sulle risorse pubblicitarie ossia se Mediaset sfori questo tetto e sia quindi tenuta a ridurre l'affollamento pubblicitario.

Secondo dati forniti dal ministero delle Comunicazioni, le tre reti ammiraglie di Mediaset -- Canale 5, Italia 1 e Rete 4 -- hanno un'incidenza sul mercato pubblicitario del 66,38%. Non è chiaro, tuttavia, se questi dati tengano conto dei programmi trasmessi sul digitale o meno.

UN DDL SEPARATO PER LA RAI

Il disegno di legge non affronta i nodi legati a governance e assetto proprietario della Rai. Gentiloni ha annunciato su questo un provvedimento apposito.

Il governo sembra comunque intenzionato ad abbandonare il progetto di privatizzazione della Rai come disciplinato dalla legge Gasparri, per altro lasciato incompiuto dallo stesso centro destra nella scorsa legislatura.

Un ultimo aspetto riguarda l'Auditel, l'ente che rileva gli indici di ascolto. Il ddl delega il governo a emanare un decreto legislativo per definire le modalità con cui l'Authority per le Tlc vigila sulla corretta rilevazione dell'audience.

Fonte: Reuters








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