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MERCATO DIGITALE TERRESTRE
Le banche si aprono al digitale terrestre 20-10-2006
Nella ricerca di nuovi canali, le banche hanno di recente scoperto la televisione.

Per la precisione, quella digitale (Dtt, satellitare e IpTv), e ancor di più la prima, la digitale terrestre, che, grazie alle prospettive di diffusione capillare e al linguaggio di massa proprio della tv interattiva, ha le potenzialità per diventare un canale centrale nell’ambito non solo delle strategie multicanali delle banche, ma anche nella gestione della comunicazione interna. Giusto così, visto che i servizi di e-banking passano addirittura per gli elettrodomestici della cucina; perché allora non il televisore di casa con annesso telecomando, ormai diventati gli oggetti più familiari?

Una recente indagine del Cetif (Centro di tecnologie informatiche e finanziarie) dell’Università Cattolica di Milano, che all’uopo ha costituito un competence centre sul t-banking in collaborazione con dttCom, mostra come la televisione digitale, e in particolare la digitale terrestre, possa rappresentare una risposta positiva ad alcuni obiettivi strategici delle banche, come lo sviluppo di nuove forme di contatto col cliente, una maggiore efficienza nella struttura dei costi e il presidio di piattaforme strategiche per l’interazione e gli scambi commerciali.

Come avviene per Internet, anche per il t-banking la banca è fornitore di servizi e contenuti; la differenza sta nel fatto che, nel t-banking, si ritrova all’interno di un’ampia e complessa catena del valore composta non solo dai broadcaster ma anche dalle società telecom e di elettronica di consumo. Com’è noto, preso in mezzo tra ritardi legislativi, politico-istituzionali e tecnologici (gli standard), e, soprattutto in un contesto di risorse tecnologiche limitate (le poche frequenze), la tv digitale si espande lentamente, anche nel settore bancario. I modelli possibili sono principalmente due.

Un modello “uno a uno”, una banca e un broadcaster, che presenta il vantaggio dell’esclusività per entrambi e di una bassa complessità, di sezioni interattive per l’accesso al front-end della banca, ma gli svantaggi di costi alti e, a causa delle poche frequenze disponibili, il rischio di una saturazione rapida del mercato.

Nel secondo modello, “molti a uno”, tante banche e un broadcaster, le banche condividono un portale coi concorrenti (sottoponendosi all’effetto selezione da parte del consumatore), ma i costi sono più bassi e minore è l’impatto sulle frequenze. In passato, pioniere fu Banca Intesa con l’iniziativa del 2002 denominata “InSat”.

Le iniziative in corso sono state avviate da un anno o poco meno da tre istituti di credito in collaborazione con altrettanti broadcaster nazionali. Due si ispirano al secondo modello (quello che, secondo etif, ha più probabilità di espansione per il futuro): “La tua banca” attivato da Banca Mediolanum sul terrestre di Canale5, e “Liberamente Tvd” di Cassa di Risparmio di Firenze, che permette operazioni di informazioni e di disposizioni sul canale Class News di Class Editori. Al modello uno a uno si ispira invece l’iniziativa di San Paolo Imi su RaiTre, per il momento di sola consultazione.

In un sondaggio realizzato presso le banche, il Ceif ha raccolto risultati che confermano i dubbi meresi a proposito della interattività e delle misure di sicurezza implementabili sul Ddt. Anche la limitata quantità di banda, del canale broadcast e di quello di ritorno, rappresentano per le banche un ostacolo alla diffusione di servizi evoluti e di interfacce utente assimilabili a quelli erogati dall’e-banking. Tutti sono d’accordo sulle potenzialità del t-banking, soprattutto per il futuro nello sviluppo di nuovi servizi, in particolare nell’intermediazione dei pagamenti. Restano però poco chiare le modalità che dovranno essere adottate per sfruttare pienamente le nuove opportunità di business, dalla scelta dei prodotti/servizi alla individuazione del broadcaster e dei canali televisivi di messa in onda.

Al momento le banche vedono la Dtt utilizzabile più che altro come mezzo efficace per attività di comunicazione verso il market mass.
Fonte: Il Sole 24 Ore








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